mercoledì 30 ottobre 2013

Astérix riparte

Giovedì scorso, il 24 ottobre 2013, è arrivato nelle librerie di quindici paesi (e in 23 lingue) "Asterix e i Pitti", il nuovo albo delle avventure di Astérix, in una spettacolare tiratura di cinque milioni di copie.

Ufficialmente sarebbe il tomo 35, ma in realtà, essendo i tomi 32 e 34 degli albi non "normali" (sarebbe stato più giusto considerarli dei "fuori collana"), si tratta della trentatreesima storia della serie, uscita otto hanno dopo lo sconfortante "Quando il cielo gli cadde sulla testa".

Come sapranno tutti, Albert Uderzo (creatore e, negli ultimi trentacinque anni, autore completo ed editore del fumetto), dopo aver sempre asserito che le storie del piccolo guerriero gallico non avrebbero avuto un seguito dopo il suo pensionamento, aveva cambiato idea e deciso di far vivere ancora il personaggio.

Dopo un po' di sana suspense, l'artista italo-francese aveva indicato come prosecutori della saga non i suoi vecchi aiutanti, ma due nomi noti del panorama fumettistico francofono: lo scrittore Jean-Yves Ferri (che non credo sia mai stato pubblicato in Italia) e il disegnatore Didier Conrad (di cui nel Belpaese abbiano visto un po' poco, ma che in patria ha una produzione di tutto rispetto e può essere considerato un maestro).

I due non sono proprio dei giovani autori (entrambi, come Astérix, sono del 1959), ma in confronto agli ottantasei anni di Uderzo, possiamo dire che c'è stato un deciso svecchiamento.

Piuttosto, essendo entrambi considerati autori iconoclasti, si poteva pensare che si lasciassero prendere la mano e facessero qualcosa di poco ortodosso.
Per la tranquillità dei vecchi estimatori della serie e la delusione dei campioni dell'originalità a tutti i costi, così non è stato. Anche perché Uderzo (vecchio, ma non rincoglionito) li ha sorvegliati come un'aquila.

Conrad, che già aveva dato in passato prova della sua assoluta duttilità stilistica disegnando in vari stili derivati da Franquin (LES INNOMABLES), Hergé (RAJ) e Morris (KID LUCKY), ci offre nel nuovo volume una copia dello stile di Uderzo piuttosto impressionante.

Ferri ci dà una trama semplice e scorrevole, preoccupandosi (un po troppo) di non saltare quasi nessuno dei tormentoni della serie (anche se mi sembra che Obelix non pronunci mai il suo tipico: "Sono pazzi questi…").

In generale, si tratta di un albo gradevole, ma non trascendentale, rispettoso dei personaggi, ma poco originale (per ciò che riguarda la prosecuzione di fumetti seriali, sono un convinto ultraortodosso, ma c'è un limite alla sensazione di "già visto").

Se avevate letto il pessimo "Quando il cielo gli cadde sulla testa" ed avevate pensato che fosse meglio chiuderla lì, adesso potrete riguardare con un certo ottimismo al futuro del villaggio degli irriducibili galli.

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