domenica 6 dicembre 2009

Aspettando Rip


Finalmente un nuovo post dopo un lungo periodo d’eclisse (dovuto anche alla scarsa quantità di offerte).

Aspetto a giorni di mettere finalmente le mie manine sul primo volume della ristampa di RIP KIRBY della IDW e, poiché mi risulta che il libro sarà prefazionato da Tom Roberts, approffitto per analizzare il suo volume (non recentissimo) su Alex Raymond.

“Alex Raymond, His Life and Art” è stato pubblicato dall’Adventure House alla fine del 2007.
Adventure House non è una casa editrice attiva nel campo fumettistico, ma dedita alla ristampa di letteratuta popolare americana, la famigerata pulp fiction. Tuttavia, assendo l’autore del libro, Tom Roberts, un illustratore e un piccolo editore che ristampa vecchi romanzi pulp (Black Dog Books), direi che la scelta si spiega facilmente.
Anche la preparazione del libro è stata poi laboriosa, dato che il titolo, dopo l’annuncio di pubblicazione da parte dell’Adventure House, è stato rinviato per oltre quattro anni (e ricordo poi che, subito prima di affondare, la Kitchen Sink aveva annunciato l’intenzione di pubblicare un saggio su Raymond, che, se fosse stato proprio questo lavoro di Roberts, renderebbe biblici i tempi d’attesa).

Il libro è un cartonato in tela con sovrastampa in oro, sovracopertinato, in formato orizzontale di cm 34x21, di 321 pagine stampate su carta lucida a colori, al costo di 49,95 dollari.

Prefazionato da James Bama e introdotto da George Lucas (inversamente a ciò che è scritto in copertina), il libro è una biografia dell’artista di New Rochelle riccamente illustrata.

Il lavoro mostra una chiara passione da parte di Roberts sull’argomento che tratta, ma la sua conoscenza su Raymond non pare accompagnarsi ad una corrispondente conoscenza generale del Fumetto sindacato americano (qua e là affiorano diversi errori facilmente evitabili, come quando, già a pagina quattro, si dichiara che BUCK ROGERS era distribuito dalla NEA). Perdoniamo comunque Mr. Roberts, dato che, invece, dimostra che sull’argomento principale (Alex Raymond) ha indagato a fondo, interrogando i familiari dell’artista e ricercando approfonditamente le fonti.

Accanto al ricco testo si trova poi un vero florileggio d’immagini (foto e disegni), alcune davvero rare (anche per me che sono un raymondmaniaco).
Dispiace che siano però state stampate a bassa risoluzione (cosa che non danneggia affatto quelle a colori o in scala di grigio, ma non è altrettanto soddisfacente per quelle al tratto).

Un altro aspetto un po’ criticabile è nella stessa scelta delle illustrazioni, che, pur incredibili, trascurano un po’ proprio gli aspetti più fumettistici della carriera di Raymond per concentrarsi sui lavori extra (pubblicità, manifesti cinematografici, illustrazioni librarie, schizzi).
Tutto ciò, per quanto ugualmente affascinante, dà a tutto il volume un aspetto piuttosto fanzinesco, che culmina nel famigerato capitolo X.
Questo, dedicato all’esperienza bellica di Raymond come combat artist, sembra avrebbe avuto decisamente bisogno delle forbici di un editor per sfrondare (di almeno un 60%) le sue 50 pagine troppo ricche di minuzie tecniche (indubbiamente, Roberts si è lasciato prendere la mano dalla riconoscenza per la loro collaborazione dei vecchi marines della portaerei USS Gilbert Island).

Anche dal punto di vista della grafica si può muovere qualche appunto.
La scelta di una tela color rosa caramella per la copertina mi lascia piuttosto perplesso, ma mai quanto l’aspetto della sovracopertina.
Questa mi sembra piuttosto confusa (potete giudicare da soli, dato che è qui riprodotta), con la tipica firma raymondiana troppo sovrapposta ad un’anonima immagine pin-up (perché non usare un’immagine di Flash Gordon che avrebbe chiarito immediatemente chi è l’autore).
Né posso trascurare la presenza di una foto dell’artista (in cui esibisce un sorriso idiota) di forma ovale (forse negli Stati Uniti questa forma non suggerisce la foto sulle lapidi?) e con il volto tagliato in testa (prima regola di composizione: evitare le tangenti alla cornice).
E taccio delle due striscette grigie (in alto e in basso) che sembrano il tentativo di rammendare un formato progettato per essere lievemente minore...
Questa stranezze sono ancora più incredibili, dato che la grafica di tutto il restante volume è inappuntabile e Tom Roberts è un’illustratore di professione (e anche abbastanza dotato).

In conclusione, nonostante tutte le cattiverie che ho sparato, è un libro che, se non avete già, è comunque obbligatorio acquistare per la sua (sia pur scomposta) ricchezza.

9 commenti:

Leonardo ha detto...

Condivido tutto quanto hai scritto.
Quando ho segnalato io il volume, ero ancora "in luna di miele" con questa monografia, che a parte quella del "nostro" Becattini, è davvero l'unica seria, su Raymond. Beh, diciamo che il libro di Roberts è un'ottima base di partenza per chi volesse tentare qualcosa di più attento e puntuale sulla sua opera fumettistica.
D'altra parte, anche iniziative simili, dedicate ai grandissimi degli anni Trenta, non è che siano ideali... Penso soprattutto a quella su Foster, con un diluvio di foto di gite e familiari. Ma anche a quella su Caniff, di cui sono appena all'inizio, ma già mi sembra esageratamente prolissa.
Ciao

fortunato ha detto...

Non posso che convenire che anche il saggio su Foster di Brian Kane sia piuttosto "squilibrato", non solo per l'eccesso di spazio dedicato a scampagnate e simili, ma, soprattutto, per essere troppo centrato sul VALIANT a danno del TARZAN (oltre che per alcuni sbagli...).
Però, con tutti i loro difetti, si tratta di libri assai utili e interessanti.

Ancora a proposito del libro su Raymond, ci sarebbe un piccolo dettaglio che mi lascia dei dubbi.

Roberts, a pagina 68, parlando del primo cattivo di JUNGLE JIM, asserisce:
"Come in molti dei primi lavori di Raymond, le sue influenze possono essere rintracciate piuttosto facilmente. Il misterioso uomo in sedia a rotelle deriva dall'interpretazione di Walter Houston di 'dead legs' Flint nel film del 1932 Kongo".

Per quanto, in linea di massima, io concordi con l'identificazione teatrale della fonte (la piece Kongo del 1926), direi che quella che ha influenzato Raymond non sia la versione cinematografica del 1932, ma quella muta del 1928 ('West of Zanzibar' di Tod Browning), splendidamente interpretata da LON Chaney.
Lo dedurrei dal fatto che Raymond ha battezzato il suo perfido paraplegico proprio con il nome di LONa (son of the moon).

Leonardo ha detto...

Wow, notizie davvero interessanti. Non ho nessuno dei film citati, che mi interesserebbero molto: esiste un'edizione in DVD? Non mi pare di averla vista... passare sul mio monitor. Comunque cercherò tra i vari siti "carbonari", magari esiste qualche edizione in DVDr, tipo i nuovi Warner.

fortunato ha detto...

Non credo esistano DVD né di Kongo, né di West of Zanzibar (ma non sono un esperto).

Peraltro, a me è capitato solo di vedere il secondo e devo dire che, anche per gli standard moderni, tratta temi parecchio scabrosi ed è, come ci si può aspettare da un film di Tod "Freaks" Browning, anche visivamente disturbante (ma il codice Hayes non entrò seriamente in vigore prima del 1934).

Leonardo ha detto...

Hai scritto:

A me è arrivato oggi. Aspetto con impzienza la tua recensione, ma ti anticipo: perché diavolo investire tanti soldi per un volume *curatissimo*, con riproduzioni tutto sommato ben definite (anche se non da patinate, credo) ma stampate IN GRIGIO? O sono sfortunato, con le copie dei volumi IDW?
Mannaggia...
Ciao

Leonardo

Leonardo ha detto...

Mi riferisco al volume di Rip Kirby, non al Roberts.
Ciao

fortunato ha detto...

Io spero di trovarlo domattina in fumetteria e di poterne, quindi, parlare in settimana.

Avevi già lamentato degli inchiostri "stinti" in altri volumi della IDW (su SCORCHY se non erro).

Io non ho notato particolari problemi da questo punto di vista (sto risfogliato SCORCHY e ANNIE 2 e mi sembrano accettabili).

Spero di non dovermi smentire non appena avrò in mano il libro su KIRBY.

Sui due predetti libri non sono riuscito a trovare l'indicazione di chi sia il tipografo.
Forse in America non si usa indicare lo stampatore.

Leonardo ha detto...

Probabilmente è una fissa mia: però mi dà tanto fastidio... Quanto meno, non c'è, almeno ai miei occhi, la disturbantissima bassa definizione!
Comunque su questo Rip Kirby c'è un generico "Printed in Korea".
A proposito di scansioni e stampa: non ho più fatto FdT, ma ci sarebbe da segnalare la spaventosa resa delle... fotocopie nell'ultimo Big Fun, tutto dedicato a Scorchy Smith.
Ciao

fortunato ha detto...

Stamattina, ahimè, è arrivato RIP KIRBY.
Dico ahimè perché qualcuno aveva probabilmente avuto la bella idea di fare la zuppetta in una pozzanghera, per cui un angolo della sovracopertina era macchiato e le pagine interne erano un po' distorte dall'umidità (e si scollavano tra di loro man mano che sfogliavo il volume).
Per cui ho dovuto farlo restituire e ciò significa che (oltre ad aver contribuito al personale magone) la recensione sul volume è rinviata a data da destinarsi.
Sorry!